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mercoledì 13 gennaio 2010

11

Come cane e gatto…


Il sole era quello del primo pomeriggio ed era un sole pieno e caldo.
Al chilometro settantatre della strada statale che attraversava la campagna, proprio alla fine di un folto campo di mais, partiva uno steccato di legno scuro, appena rifatto. Esso delimitava il lato destro di uno sterrato che conduceva ad una grande casa gialla, una vecchia fattoria ancora abitata da una famiglia di contadini.

Sul ciglio di quella strada statale, un grosso cane dal pelo fulvo ed un gattino a macchie bianche e nere giocavano alla guerra.

Con i baffi curvi all'ingiù, le orecchie diritte e gli occhi spalancati, il gattino attaccava il grosso cane, lo mordeva e scalciava con forza le zampe posteriori contro il ventre dell'avversario. Il cane allora fingeva di arrabbiarsi e con un'unica, studiata e veloce mossa, atterrava il piccolo amico. Spalancava la bocca, esibendo i denti e modulava un roco suono di avvertimento, poi si chinava sul gattino, lo afferrava al collo e, senza stringere, fingeva di azzannarlo. Subito il gattino si bloccava e tutto, in lui, esprimeva la più completa rassegnazione. Il suo cuore batteva veloce ed il suo piccolo petto si sollevava affannoso... poi, al primo momento di tregua da parte del grosso cane, scappava di gran carriera, per tornare subito indietro a riprendere il finto combattimento.

Il gioco dei due animali era affascinante: le movenze del gattino erano piccole imitazioni della forza misteriosa che percorre il corpo della mamma gatta e che il piccolo istintivamente imitava, mentre la possenza del cane era come un'armonia di paterna ferocia ed allegra spensieratezza. Le loro voci si mescolavano al calore dell'aria ed il riverbero del sole sull'asfalto creava, in lontananza, magici specchi d'acqua che riflettevano solo miraggi. Nell'assolato primo pomeriggio, i due animali si rincorrevano, inseguivono l'uno le corse dell'altro, azzuffandosi e rotolandosi insieme e, senza averne intenzione, si ritrovarono ad oltrepassare lo steccato e ad azzuffarsi in mezzo alla grande strada d'asfalto.

All'improvviso, avanti alla curva, apparve un grosso autocarro. Al cane bastò un colpo di clacson, nella tranquillità della campagna, per riconoscere il pericolo e con una breve corsa, sparì dentro gli alti fusti del granoturco ancora verde. Il gattino invece non aveva mai sentito quello strano rumore: era forte e sgradevole e la paura lo immobilizzò. Il tempo si dilatò e lo spazio si ingigantì nell'imminenza della morte. Il micio si raggomitolò e nascose il musetto fra le zampe, mentre l'istinto gli inarcò la schiena e gli sollevò il pelo, senza però rendergli la salvezza.

Solo all'ultimo minuto, l'uomo dell'autocarro s'accorse del gattino bianco e nero, immobile in mezzo alla strada. E nemmeno si rese conto davvero di cosa fosse quella piccola macchia di colore, ma sapeva che non sarebbe riuscito ad evitarla comunque. Frenò bruscamente, con gli occhi puntati all'animale sull'asfalto, sperando solo che questi non scappasse all'improvviso, così da potergli magari passare sopra senza toccarlo con le ruote...

... ma qualcosa si mosse veloce, sul ciglio della strada ed il grosso cane tornò indietro, si lanciò davanti all'autocarro, afferrò il piccolo gattino per la collottola e lo portò fino dall'altra parte della strada.

11 fusa:

Antonella ha detto...

Che meraviglia questi due piccoli esserini in gioco...ma quanta tristezza per questo gioco durato così poco! Sono molti gli animali che purtroppo vanno incontro a questo brutto destino ed il dolore che lasciano in fondo ai nostri cuori è troppo grande! E poi...quanto amore nel gesto di quel cane...che avrebbe voluto salvarlo a tutti i costi...
Un bel racconto, cara Daniela. Come vorrei che queste cose non accadessero mai!
Un caro abbraccio a te, dolcissima!

Milo ha detto...

Bello!
Mi piace credere che sia una storia vera e che vero sia il lieto fine.
Una volta su tante!
Come fermare la strage di animali sulle strade?
Non lo so davvero.
E' una cosa tremenda!

Un abbraccio!

Antonella ha detto...

Cara Daniela, scusami, ma quando ho letto dal tuo racconto che "l'istinto gli inarcò la schiena e gli sollevò il pelo, senza però rendergli la salvezza" sono arrivata alla brutta conclusione che il gattino era morto e che, comunque, il cane lo aveva portato via dalla strada !!! Oggi mi spieghi che non è andata così...e mi sento molto meglio davvero....Ti prometto che la prossima volta leggerò con più attenzione! Un abbraccio forte forte a te e a Bianca!!!!

Daniela ha detto...

In effetti non era molto chiaro: con la frase che citi volevo intendere che l'istinto di sopravvivenza del micio non ha funzionato. Invece di suggerirgli di scappare, lo ha lasciato ad affrontare un nemico sconosciuto e quindi - se non fosse stato per il cane - il gattino non si sarebbe salvato... sai, mi sono chiesta spesso perché di fronte a certe "diavolerie" dell'uomo, gli animali non riescono a fare la "scelta" giusta per salvarsi. Ma lo sai quante volte controllo sotto la macchina, prima di uscire, perché Bianca va a dormire fra la ruota ed il parafango? Per fortuna quando esco spessissimo lei mi viene incontro per salutarmi e quando sente la portiera aprirsi e sbattere o il motore mettersi in moto, si dà alla fuga... però un po' di paura ce l'ho sempre! Un bacio carissima!

Paola ha detto...

Beh... mi si è alzato il pelo anche a me!!!
Un atto eroico del cagnone... ma il micio???
Sarebbe bello pensare al lieto fine con la salvezza del'esserino!!!
Cmq... una storia riflessiva e molto... ma molto reale!!!
Ciao dolce Daniela grazie di essere passata... ti sei fatta abbracciare ieri... eh???
Se no!!!
Vieni e ti abbraccio io... hehehehe
Serena giornata... baciotti!!!

Paola ha detto...

PS: Ecco ho appena letto ciò che hai scritto... allora sono sollevata... e grido... EUREKA!!!!
Il racconto è a lieto fine... :-)))
Smackkkkkk

Daniela ha detto...

@Milo: è una storia romanzata da me, ma l'idea l'ho presa da un libro sul comportamento dei gatti e lì c'era scritto che era una storia vera, raccontata dallo stesso guidatore dell'autocarro che diceva, tra l'altro, di non essere un amante particolare degli animali e che nel suo lavoro spessissimo trovava gatti o cani investiti e riversi ai lati della strada, ma quella volta quell'immagine del cane che torna per salvare il gattino gli era rimasta impressa perché vi aveva visto uno slancio d'amore istintivo di un animale verso un altro in difficoltà. E io credo che questo voglia dire che l'amore degli animali è parte di loro e non è l'uomo ad insegnarglielo, ma forse siamo proprio noi a doverlo riscoprire... Un abbraccio caro Milo!

Michele ha detto...

non mi stupisce il cane che e' unj 'eroe' per natura
ma l'autista dell'autocarro
anche lui ha un cuore
non e' un omaccio brutto e cattivo
ma frena, vuol salvare, non sa come
il gattino
bella storia
ciao
Michele pianetatempolibero

Marianna ha detto...

http://premi-marianna.blogspot.com/

questo è il mio nuovo blog li vedrai tutti i premi ....ciaoooooo

Daniela ha detto...

@Marianna: venni, viddi, restetti...

Daniela ha detto...

@Michele: a volte l'uomo nasconde nel cuore l'istintivo amore per gli animali, per il prossimo magari, e questo lo salva...

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